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Winter NAMM 2020 Report

A dispetto dei conflitti politici e sociali con cui la comunità Statunitense dovrà fare ancora i conti in questo periodo pre-elettorale, l'economia del Paese nordamericano continua a dare segnali positivi. Così, anche il mercato della musica (che anche qui appare in prevalenza "democratico") mostra segni di vitalità e buona salute. Nel riportare una fotografia dell'edizione 2020 della sua fiera rappresentativa, il Winter NAMM Show, che si è tenuta dal 16 al 19 gennaio scorsi presso il Convention Center di Anaheim (Los Angeles), ci siamo voluti concentrare su due mondi in particolare, quello dell'audio pro e quello delle chitarre di liuteria moderna.

UNA FIERA CONNESSA
Se per buona parte del primo Ventennio del Duemila l’attenzione del settore Pro Audio, e in particolare delle tecnologie audio applicate allo studio di registrazione, si era rivolta verso il gigantesco effetto nostalgia propalato tramite centinaia di plugin emulativi, cloni di rack da studio e microfoni "sembro-manonsono", da qualche tempo a questa parte si intravede un trend verso idee nuove, progetti ambiziosi e, sì, rivisitazioni di grandi classici, ma in un'ottica decisamente migliorativa. Il trend più evidente, ai nostri occhi, è stato quello di vedersi confermata la lenta conversione (e per alcuni riconversione) del NAMM Show da evento per tutti gli amanti del mondo della musica prodotta e suonata a manifestazione dedicata a chi vuole fare business e soprattutto coltivare, stringere, riallacciare relazioni interpersonali. Il cosiddetto "networking", che in era Social pare quasi un paradosso, si rivela come il più grande valore aggiunto del sobbarcarsi le spese ingenti e i migliaia di chilometri in aereo necessari a raggiungere Anaheim. Rimane importante l’aspetto esperienziale (“io c’ero”) come testimoniato dai giganti hashtag #NAMMSHOW presenti ad Anaheim, ma la tendenza è decisamente verso un evento di incontro tra aziende e persone. I prodotti, dal canto loro, passano paradossalmente quasi in secondo piano, esposti sulla vetrina mondiale tramite dirette You Tube, Facebook e Instagram, blog post, foto e video a non finire, degli espositori e degli innumerevoli visitatori. Perciò, chi è presente di persona, non insegue più il prodotto perché ha perso l’esclusiva dell’anteprima, ma punta al dialogo con altre persone e poi, in seconda istanza, alla scoperta dei prodotti. C’è una tecnologia, per quanto non esattamente nuova, che nei desiderata dei produttori pare volersi introdurre nel settore recording dopo aver conquistato quello del broadcast e del live: Audio Over IP. In particolare, si intendono i due formati Dante, proprietario, e AVB, nome commerciale dello standard IEEE 802.1. Entrambi i formati utilizzano il classico cavo Ethernet per ridurre tempi e costi di messa in opera di strutture mobili e fisse aumentandone al tempo stesso la flessibilità operativa e, affiancati allo storico MADI, sono oramai il riferimento per l’interconnessione multi canale. Durante il NAMM 2020 abbiamo visto molti prodotti già disponibili o annunciati che sfruttano almeno una di queste connessioni, prodotti per quasi tutte le tasche, a patto che si parli di esigenze Pro Audio perché, a parte MOTU che ha una linea AVB abbordabile anche per portafogli non troppo ampi, gli altri marchi puntano su prodotti di fascia medio-alta. Molte le nuove interfacce audio, i sistemi di interconnessione e conversione tra formati digitali, i sistemi di distribuzione sonora per il monitoring personale e non, e soprattutto diversi i nuovi preamplificatori microfonici che integrano la conversione A/D con interfaccia Dante o AVB direttamente a bordo o tramite scheda di espansione dedicata. Insomma un vero e proprio parco prodotti che aumenta di molto la scelta, non solo per chi si occupa di broadcast, tour ed eventi con budget medi e alti, ma oramai stuzzica le fantasie di non pochi professionisti dell’audio da studio di registrazione. Il mondo del software ha visto, come oramai d’abitudine, poche novità in concomitanza col NAMM, eccezione fatta per LUNA, la DAW di casa Universal Audio che sarà presto disponibile e che è stata preannunciata da un efficacissimo marketing social. Come si diceva sopra, il mondo dei processori hardware analogici e dei microfoni vede alcuni progetti coraggiosi e nuovi dal punto di vista del contenuto tecnico o nella reinterpretazione di grandi classici, al posto dell’attacco dei cloni cui eravamo abituati nell’ultimo decennio. Per quanto riguarda il monitoring, il 2020 segna l’accettazione universale del fatto che si ascolta e si lavora sempre più in cuffia, perciò abbiamo verificato grande attenzione all’audio immersivo e a modelli di cuffie sempre più "stilosi" e cari. Ultima menzione d’onore, le sessioni fuori-NAMM di formazione a pagamento organizzate dall’AES (all’Hilton proprio di fronte all’ingresso della fiera) che hanno attirato molti interessati e, repetita iuvant, grande occasione di scambio e networking mirata per chi si occupa di Pro Audio (Simone Coen). 

DENTRO IL BOUTIQUE GUITAR SHOWCASE
Il Winter Namm show ospita da qualche anno al suo interno un’area dedicata ai migliori costruttori di chitarre e bassi nel mondo che non hanno (o non desiderano avere) una potenza produttiva elevata. Gente al di fuori di grandi numeri, grossi fatturati, centinaia di esemplari prodotti ogni mese: appassionati, visionari che sotto il cappello BGS riescono a farsi notare in una kermesse dove è molto facile perdersi piuttosto che emergere. L’idea nasce da Jamie Gail, canadese appassionato delle sei corde e collaboratore di lungo corso con l’associazione Namm Organization, che decide un giorno di girare il mondo alla ricerca dell’eccellenza nel settore della produzione di chitarre e bassi. In poco tempo riesce a tessere una rete di contatti tra i liutai di nicchia di riferimento, sia americani che provenienti da ogni parte del mondo, che inizia a espandersi grazie a una grande passione e un’organizzazione strutturata durante le varie manifestazioni per gli appassionati del settore. Un vero scambio di idee ed esperienze che culmina nella prima edizione del BGS, dove l’America ospita all’interno del Namm Show una selezione molto accurata di produttori di chitarre e bassi di richiamo. Il successo è immediato, tanto che in Europa la categoria professionale riconosciuta decide di associarsi con il nome di EGB (European Guitar Builders) e inizia a organizzare partecipazioni programmate in gruppo alle fiere di riferimento. Dopo cinque anni di partecipazione al Namm, possiamo affermare che BGS è diventata una realtà assodata, che richiama sistematicamente sia a livello di visitatori locali, che di media l’attenzione di tutti, curiosi di capire ogni anno chi parteciperà e quali saranno le novità da vedere. L’Italia è ben rappresentata dalla presenza di tre realtà del settore: Di Donato Guitars, Noah Guitars, Marconi Lab. Interessante è la proposta dei tre brand, ognuno con caratteristiche uniche che non si fanno concorrenza tra loro. Di Donato produce pezzi unici e costruisce la quasi totalità delle parti che compongono lo strumento. Marconi Lab non solo produce chitarre headless (Ego Guitars) anch’esse prodotte interamente in azienda, ma da qualche anno si dedica alla ricerca e sviluppo di componenti elettronici per chitarra all’avanguardia, che ha già prodotto e venduto ad altri brand. Noah Guitars costruisce i corpi delle proprie chitarre e bassi in alluminio aereonautico, che sono da anni in mano ad artisti di fama nazionale e internazionale e che hanno avuto riconoscimenti importanti anche nel campo del design. Il resto del BGS è impreziosito da brand statunitensi, canadesi, argentini, islandesi, russi, lituani, tedeschi, svizzeri, serbi, inglesi, scozzesi, olandesi, israeliani. È incredibile questa esposizione: rappresenta in modo lampante quali possono essere le varie declinazioni della chitarra “moderna”, nata proprio lì dove viene ospitata, negli Stati Uniti, ma trasformata, spesso, in uno strumento che evolve, si trasforma o viene portato nella sua forma tradizionale ai massimi livelli di perfezione. “Globale” è un termine quanto mai pertinente in questo caso: nei momenti di convivio si è assistito a veri scambi culturali, confronti tecnici ma anche di punti di vista, di vere e proprie visioni. Mentre ai piani alti i colossi perpetuano il loro status, al piano terra nella Hall D dove si lotta per l’affermazione del proprio marchio, il Boutique Guitar Showcase è diventato una vera oasi dove c’è da lustrarsi gli occhi e dove si può trovare ancora un’attenzione rara alla qualità, oltre a una voglia di guardare avanti verso un risultato che porti a un’evoluzione dello strumento musicale piuttosto che a un fatturato con un guadagno fine a se stesso. Pionieri, sognatori, appassionati: dietro ognuna di queste realtà ci sono storie di persone incredibili. Il bello non ha età né nazionalità; ha una finalità più elevata che spesso non va d’accordo con il business fine a se stesso (Max Pontrelli)

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