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Quanto contano le etichette indipendenti

Lo scorso giovedì 15 giugno, presso la Santeria Social Club in viale Toscana, a Milano, si è svolta una conferenza organizzata da PMI (Produttori Musicali Indipendenti) e IMPALA (Independet Music Company Association), dal titolo “La discografia indipendente tra diritti, innovazione e rivoluzione digitale”. PMI, infatti, collabora attivamente con IMPALA per dare forza e supporto alle aziende indipendenti e colmare il divario tra Major (Sony, Warner e Universal) e indipendenti (tutte le etichette discografiche escluse le tre multinazionali).

In occasione dell’incontro sono stati presentati i dati relativi alla diffusione delle etichette indipendenti nel mercato italiano e internazionale: le indipendenti italiane rappresentato il 26% del mercato discografico nazionale, mentre quelle mondiali raggiungono il 37,6% del mercato globale. In questo senso, i Paesi in cui le indipendenti sono più diffuse rispetto alle Major sono il Giappone (64%) e la Corea del Sud (88%). 

Per quanto riguarda le etichette discografiche indipendenti in ambito mondiale, 7 di queste hanno un fatturato superiore ai 100 milioni di dollari, mentre il fatturato complessivo delle indipendenti è di 5,6 miliardi di dollari. È interessante notare come su questa cifra influiscano in ugual misura il digitale e i supporti fisici, con 2,6 miliardi di dollari di fatturato ciascuno, per un totale di 4,2 miliardi. I 2,6 miliardi prodotti dal digitale, inoltre, sono così suddivisi: 1,1 miliardi dal download, 1,1 dallo streaming e 400 milioni da altre fonti digitali. 

Inoltre, in quasi tutti i mercati, compreso quello italiano, le etichette indipendenti hanno quote di mercato maggiori per lo streaming rispetto ai supporti fisici: in questo modo, gli strumenti che permettono di scoprire o consigliare nuovi artisti sui servizi di streaming potrebbero rappresentare un vantaggio per le indipendenti.

All’evento hanno preso parte Helen Smith (Executive Chair di IMPALA) e Mark Kitcatt (membro del Direttivo di IMPALA) sul tema del valore delle etichette indipendenti nel mercato musicale globale; Marcu O’Dair (professore della Middlesex University London) in merito alla tecnologia Blockchain; Matthieu Philibert (membro di IMPALA) sul diritto di copyright e il value gap, che descrive il divario tra consensi e ricavi. In questo senso, Philibert sta partecipando ai lavori per la nuova proposta di legge sul copyright europeo, il cui obiettivo è quello di garantire migliori remunerazioni per gli artisti (Francesco Sessa).

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